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Gli anziani da 80 a 100 anni e la mia esperienza

Friday, March 6th, 2009

Gli anziani della quarta età (80-100 anni) e la mia esperienza

I Fiori di Bach sono un sistema dolce e naturale che riequilibra gli stati emotivi senza controindicazioni né effetti collaterali. I Fiori di Bach sono stati riconosciuti nel 1976 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come medicina complementare. (Risoluzione 400/1976 del WHO).  Nel mondo sono moltissime le strutture per anziani e di cure palliative che utilizzano i Fiori di Bach  poiché aiutano a riequilibrare emozioni quali paura, terrore, ansia, sovraccarico, disperazione ecc. che sono spesso presenti in pazienti,  familiari di malati anziani ed alcune volte anche negli operatori sanitari, molto coinvolti dal loro lavoro.

Vedi 20 febbraio 09

Gli anziani della quarta età (80 -100 anni) e mia esperienza

Friday, February 20th, 2009

Gli anziani dagli 80 ai 100 anni. In pochi anni la nostra attesa di vita si sta allungando velocementeGià Cicerone parlava della vecchiaia dicendo: “non è verosimile che la natura abbia descritto bene tutte le parti della vita per poi buttare via l’ultimo atto, come un poeta senza arte…” 

Forse la patologia principale della vecchiaia è l’idea che ne abbiamo: infatti l’invecchiamento è la maggior paura della nostra generazione e questa convinzione blocca la mente e il cuore .

Il Dr. Bach parla spesso della malattia e dice:

-‘Che nessuno abbandoni mai la speranza di stare meglio: tali sorprendenti miglioramenti e tali recuperi straordinari si sono verificati usando queste erbe, persino in coloro per i quali si riteneva persa la speranza di poter ottenere qualcosa; perciò disperarsi non è più necessario.’ - ‘Gli invalidi cronici sono stati reintegrati a una vita di utilità, con un ritorno alla felicità e a una migliore e più chiara visione della vita in generale.’ - ‘Non lasciatevi spaventare dal nome dato a ogni malattia; dopo tutto, cosa c’è in un nome? Non vi è alcuna malattia in se stesssa che è incurabile. Questo si può affermare perchè quelli che soffrono di quei tipi di sintomi i cui nomi sono i più temuti e di cui si ha più  paura, sono migliorati. Se qualche individuo ha ottenuto questo risultato, lo stesso può avvenire per gli altri…dipende più dall’individuo che dalla malattia.’

La mia esperienza con gli anziani a domicilio è iniziata nel ‘98-99, quando, in un breve periodo di tempo mi sono trovata a seguire con i Fiori di Bach una dozzina di grandi anziani a domicilio, quelli che superati gli 80 anni da un pezzo, si avviano verso i 100. Dal 2000 ho seguito gli anziani di una realtà sociale differente, cioè con gli anziani musicisti ricoverati in una Casa di Riposo di Milano.

Ora, a distanza di anni, molti di loro sono ancora vivi e vengono seguiti saltuariamente con i Fiori di Bach, cosicché mi è stato possibile trarre delle conclusioni su questo metodo di cura, che è stato abbinato ai farmaci necessari al loro residuo percorso di vita.

Le prime persone che ho seguito con i Fiori di Bach, sono state tre sorelle tra gli 89 e i 92 anni. Per tutta la vita si erano curate solamente con qualche tisana, il bicarbonato e l’aspirina ma quando l’età avanzata aveva reso necessario l’uso di farmaci chimici, la risposta del loro organismo era stata abnorme ed aveva creato loro disturbi secondari molto spiacevoli che le spaventavano (ad esempio mal di stomaco, sonnolenza, allucinazioni, ipereccitabilità). Inoltre, siccome erano persone molto sensibili, gran parte dei loro disturbi erano di origine emotiva, ma l’uso di ansiolitici le rendeva intontite e indifferenti.

Quando proposi loro di usare i Fiori di Bach, accettarono con sollievo all’idea che fossero naturali, facili da assumere ed innocui. A loro piaceva molto la spiegazione del loro effetto come riequilibrio dolce e l’idea, per loro che amavano la botanica, di assumere l’energia dell’olivo, della genziana o del melo selvatico. Il loro gatto e le piante con i parassiti sono stati ugualmente seguiti.

I familiari spesso sono convinti che non ci sia più molto da fare e curano soltanto i sintomi, per assicurare all’anziano una “vecchiaia felice”. La tragedia è che non solo i familiari vedono l’anziano come una persona fragile, lenta di mente e incapace di adattarsi al nuovo, ma l’anziano stesso con rassegnazione sembra accettare questo stereotipo assumendo gli attributi che la società si aspetta che mostri. Eppure, quando curiamo con i Fiori di Bach, noi sappiamo che lo stato di salute di un anziano può migliorare riequilibrandolo emotivamente, e che la sua “qualità di vita” è ben altra cosa che un aggiustamento dei sintomi fisici.

E’ sempre bene ottenere l’approvazione della famiglia prima di prendere in cura un anziano, sottolineando l’innocuità dei rimedi e l’effetto immediato del Rescue Remedy., che può essere lasciato in mano all’anziano senza preoccuparsi che ne prenda una dose eccessiva.

In genere il medico di base è scettico, ma accetta l’innocuità dei rimedi, visto che in alcuni casi trova difficile riequilibrare il paziente così anziano, che è diventato così sensibile e intollerante ai farmaci.

Il colloquio: fin dal primo approccio con l’anziano della quarta età, ho dovuto abbandonare tutte le mie convinzioni di poter affrontare un colloquio approfondito, in cui mi descrivesse i suoi stati d’animo o i suoi problemi. Ho ripensato allora alle parole di Bach sulla semplicità del metodo ed ho cercato di adeguarmi alla situazione. Mi sono accorta, ad esempio, che era più utile chiedere informazioni ai familiari e a chi lo assisteva e solo in seguito, a tu per tu con lui, porre delle domande lievi e chiare per chiarire insieme alcuni punti e chiedere il consenso a procedere.

Anche nei casi in cui non era possibile dialogare insieme, i Rimedi hanno funzionato molto bene e con estrema dolcezza hanno portato l’anziano ad allontanare il problema che sembrava di primaria importanza e spesso a dimenticarlo.

E’ in occasione del successivo incontro, quando si nota qualche miglioramento che, si può incominciare veramente a trasmettergli dei messaggi positivi sui quali far leva per ridargli fiducia. Ad esempio alla mia richiesta di: “Come vanno i tuoi incubi di notte,” oppure “sei ancora malinconico di sera?”, quasi con sorpresa risponderà: “Ah, già, è vero, non ci ho più pensato…” Facendo notare man mano i progressi compiuti, subentra la speranza che anche gli altri disturbi possano migliorare e l’anziano, che è abituato a recepire tanti messaggi limitanti e negativi, incomincia a rassicurarsi ed a vedere le cose sotto un’altra luce. La consapevolezza che qualcosa possa essere fatto per migliorare la situazione, gli da l’energia per sfruttare meglio le sue possibilità e doti, se non fisiche, morali.

Riequilibrio, reazioni: non ho notato nei grandi anziani, nei primi giorni di assunzione, alcuna “crisi di guarigione”, come se l’accettazione del metodo di cura o la saggezza dell’età già favorisse il processo di riequilibrio.

Si legge in alcuni libri che il riequilibrio dell’anziano è più lento: io non l’ho notato, salvo per alcuni Fiori che hanno un’azione che va mantenuta più a lungo nel tempo (Chestnut bud, Star of B., Mimulus).

Gli squilibri non profondi, (confusione, agitazione, sonni agitati) si riequilibrano in fretta se l’anziano ha un carattere fondamentalmente stabile.

Pare incredibile che alcuni di questi grandi anziani che vivono ancora soli, se abbastanza lucidi di mente, non abbiano creato problemi di affidabilità nella assunzione dei Fiori di Bach: tranne in un caso, mi hanno detto di averli presi regolarmente e volentieri ed i miglioramenti si sono notati presto.

La mia esperienza in una casa di riposo per anziani musicisti di Milano, è iniziata per caso nel 2001 soccorrendo col Rescue Remedy una anziana signora, in occasione della cena di Natale e continua tutt’ora. Nulla sarebbe successo se l’anziana signora non mi avesse chiamato per conoscere il nome del rimedio che l’aveva tanto aiutata.

Avevo letto di varie esperienze sull’uso dei Fiori di Bach in case di cura geriatriche svizzere e tedesche dove l’equipe discuteva settimanalmente i casi e poi la capo infermiera preparava e somministrava la miscela. Mi sembrava che il progetto si potesse attuare perché in questa casa di cura per musicisti c’era già una concezione olistica dell’anziano, con una grande attenzione alla sua qualità di vita e al giusto modo di diventare vecchi. Gli ospiti, la maggior parte dei quali ha più di 90 anni, sono stimolati a mantenere un interesse per la vita e per il mondo circostante., e l’Istituto potrebbe  venire portato ad esempio di un ambiente ideale dove terminare i propri giorni.

Una volta ottenuta l’approvazione dal gerontologo responsabile del reparto, l’inizio dell’esperienza è stato piuttosto semplice. Ho tenuto qualche incontro informativo per tutta l’equipe, anche se le infermiere andavano e venivano seguendo i loro turni e il professore mi pareva un po’ scettico e assai dubbioso. Ho continuato, anche se un po’ scoraggiata; nei nuovi progetti c’è sempre un momento di inizio in cui sembra che niente funzioni e che l’ambiente sia scettico. Se ne avete uno, non scoraggiatevi. A questo punto occorrevano solo un libro sui Fiori di Bach da tenere in reparto e un set dei Fiori, che ci fu regalato.

Al centro del progetto c’è l’infermiera professionale (capo-infermiera) punto “cardine” dell’assistenza, che ha sempre in mano il polso della situazione, e che già conosce a fondo ogni ospite con le sue qualità, difetti e difficoltà.

Visto che non era possibile un colloquio diretto con ogni anziano da seguire, la valutazione si è basata sulla relazione sua e del gerontologo, discutendo ogni caso con loro. All’inizio ho sperato che l’intuito mi suggerisse i Fiori adatti, basandomi molto sul tipo di carattere della persona perché l’infermiera professionale trovava difficile esprimere le emozioni del malato in modo da poterle tradurre nel linguaggio dei Fiori. In seguito, man mano che ha imparato a riconoscere i rimedi, (ha seguito I Corso del Centro Bach) e con l’ausilio di un libro da consultare in caso di dubbio, ha potuto “decodificare” le emozioni di ognuno, con frasi chiare e rivelatrici. Ad esempio diceva: “…è depressa senza motivo”, oppure “…non vuole più socializzare” o “… ha paura della morte” e qualche domanda bastava per chiarire la situazione.

Per i primi mesi la cura era piuttosto schematica: la miscela conteneva solamente 2 o 3 rimedi che venivano mantenuti a lungo, cosicché l’infermiera potesse capire se i cambiamenti che si verificavano fossero riequilibri dovuti ai Fiori di Bach. Ora che ha acquisito una buona conoscenza dei Fiori, ci sembra di essere più precisi, anche se i risultati fin dall’inizio sono stati veramente soddisfacenti.

La capo infermiera non si limita a somministrare la miscela, ma sempre invia un messaggio positivo dicendo: “sono fatte apposta per lei, nessun altro le ha uguali!” Questo piace molto agli ospiti che, volitivi come sono, dato che sono artisti, si sentono unici.

In conclusione, non si può pretendere che questi grandi vecchi possano prendersi cura di se stessi, ma:

- che imparino a riconoscere che cosa è dannoso o benefico per loro, anche emotivamente. Molti di loro hanno imparato a tenere presso di sé il Rescue Remedy (specialmente lo spray) che essendo innocuo ed agendo subito, possono usare da soli in caso di ansia, sbalzi di pressione o paura degli avvenimenti.

- dobbiamo accettare la loro normalità: non importa se c’è una maggiore lentezza e se il loro tempo si è dilatato, non importa quanto ricordano e quello che ricordano, quanto il fatto che possano ancora attribuire senso e significato alla loro esistenza. Aiutiamoli a capire che hanno ancora dei valori da trasmettere alla società e un ruolo in famiglia.

A distanza di anni 7 rappresentanti della quarta età seguite a domicilio su 12 sono ancora vive e tranne una che sta vivendo delle gravi vicende familiari (ha quasi 87 anni e vive sola con un figlio alcolista), le altre sembrano avere acquistato una grande serenità che permette loro di minimizzare i mali fisici e che non finiscono di stupirmi quando chiedo loro come stanno e mi rispondono: “Abbastanza bene, grazie!”

Mi sembra anche che assumano pochi farmaci rispetto alla media geriatrica. Molti riequilibri perdurano, e quindi non c’è più necessità dell’uso dei Fiori di Bach. Alcuni anziani si squilibrano di tanto in tanto in due o tre stati emotivi, quasi sempre gli stessi e vengono seguiti una o due volta all’anno a cicli.